Il Responsabile pratico: accompagnare l’apprendimento nei contesti professionali - DEASS
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All’interno del percorso di Bachelor SUPSI in Lavoro sociale, la pratica professionale rappresenta uno spazio fondamentale di apprendimento, in cui teoria ed esperienza si incontrano e prendono forma. È proprio in questo spazio che il Responsabile pratico (RP) svolge un ruolo delicato e complesso, fatto di accompagnamento, mediazione e preparazione di contesti formativi significativi. Attraverso alcuni riferimenti all’andragogia e all’apprendimento esperienziale, questo contributo intende mettere in luce l’importanza e la complessità di tale funzione, evidenziandone il contributo fondamentale nei processi di apprendimento e nella costruzione dell’identità professionale delle studentesse e degli studenti.
Introduzione
Nel percorso di Bachelor SUPSI in Lavoro sociale, la formazione pratica costituisce una componente fondamentale del piano di studi ed è pienamente integrata nel progetto formativo complessivo, a cui è attribuita una quota significativa di crediti. Tale impostazione riflette l’identità stessa della SUPSI, che si definisce come “università dell’esperienza” e promuove un modello formativo fondato sull’integrazione tra teoria e pratica.
La pratica professionale consente agli studenti di confrontarsi direttamente con i contesti operativi del territorio, offrendo la possibilità di mettere in relazione i riferimenti teorici e metodologici acquisiti durante la formazione con situazioni concrete. In questo senso, essa favorisce lo sviluppo di competenze professionali attraverso l’esperienza diretta.
In questa prospettiva, la SUPSI collabora attivamente con le strutture del territorio, definendo congiuntamente l’organizzazione della pratica, gli obiettivi di apprendimento e le modalità di accompagnamento, al fine di garantire contesti formativi significativi e favorire lo sviluppo delle competenze della persona in formazione. All’interno di questo dispositivo formativo entrano in gioco diversi attori che contribuiscono, in modo complementare, al processo di apprendimento: lo studente, il docente di riferimento e il responsabile pratico. Quest’ultimo è generalmente rappresentato da educatrici ed educatori che, nei contesti professionali, assumono il compito di accompagnare la persona in formazione lungo il suo percorso di crescita, non solo sul piano formativo, ma anche su quello professionale e personale.
Pur non sempre esplicitamente valorizzata a livello istituzionale, la figura dell’RP riveste un ruolo centrale nel percorso degli studenti. Essa si configura infatti come un punto di riferimento significativo all’interno del percorso formativo, contribuendo in modo determinante alla costruzione dell’identità professionale, ma anche emotiva e personale, della persona in formazione.
Apprendere dall'esperienza
L’apprendimento degli adulti, o andragogia, intesa come l’insieme dei principi e dei metodi che orientano i processi formativi in età adulta (Knowles, 1980), si fonda sull’assunto che il soggetto adulto sia attivamente coinvolto nel proprio percorso di apprendimento e ne sia protagonista. A differenza dell’approccio pedagogico tradizionale, l’andragogia attribuisce un ruolo centrale all’esperienza, considerata una risorsa fondamentale per l’acquisizione e lo sviluppo di conoscenze e competenze.
In tale prospettiva, gli adulti risultano maggiormente motivati ad apprendere non solo quando le loro esperienze pregresse vengono riconosciute e valorizzate, ma anche quando hanno la possibilità di confrontarsi direttamente con situazioni concrete, mettendosi attivamente in gioco nei contesti professionali. In questo senso, il contributo di Dewey (1938) individua nell’esperienza il fondamento dell’educazione, sottolineando però come solo le esperienze sottoposte a riflessione possano generare apprendimento. Il sapere, dunque, si costruisce a partire dall’esperienza, attraverso un processo che implica un atteggiamento riflessivo nei confronti della realtà e dell’azione. Su questa linea si colloca il modello dell’apprendimento esperienziale (Kolb, 1984), che sottolinea l’importanza dell’esperienza diretta nel processo di apprendimento e lo descrive come un processo ciclico articolato in quattro fasi: esperienza concreta, osservazione riflessiva, concettualizzazione astratta e sperimentazione attiva. Tale modello evidenzia come l’apprendimento derivi dall’integrazione tra esperienza e riflessione, consentendo all’individuo di collegare il vissuto a riferimenti teorici e di orientare l’azione futura.
All’interno di questo scenario, la pratica professionale rappresenta un dispositivo formativo particolarmente efficace, in quanto consente alle persone in formazione di confrontarsi con situazioni reali e di sviluppare competenze attraverso l’esperienza diretta. Inoltre, permette di attivare processi riflessivi che favoriscono la costruzione di un apprendimento significativo, coerentemente con una concezione del sapere come esito della rielaborazione dell’esperienza.
Ed è in questo spazio, in cui esperienza e riflessione si intrecciano, che si configura il ruolo del Responsabile pratico.
Il Responsabile pratico: tra compiti operativi e valore formativo
Come precedentemente evidenziato, nell’ambito dell’andragogia, l’apprendimento degli adulti è concepito come un processo in cui il soggetto assume un ruolo attivo e responsabile nella costruzione delle proprie competenze. L’adulto non è più considerato un destinatario passivo della formazione, ma un protagonista capace di partecipare consapevolmente alle scelte relative al proprio percorso, superando così un modello tradizionale centrato su un apprendimento di tipo reattivo a favore di un modello proattivo.
La centralità della persona in formazione potrebbe indurre a interpretare l’apprendimento come un processo autonomo e autosufficiente; in realtà, la prospettiva andragogica non rimanda a un apprendimento “fai da te”. Al contrario, pur riconoscendo il ruolo attivo della persona in formazione, evidenzia l’importanza di contesti formativi guidati e di figure che sostengano, orientino e facilitino il processo. All’interno di questa cornice, il Responsabile pratico si configura come figura di riferimento e guida, accompagnando la persona in formazione nel proprio percorso senza sostituirsi ad essa. In questo senso, favorisce ciò che Knowles (1980) definisce “apprendimento autodiretto”, quindi non un processo “in solitaria”, ma un apprendimento che prende avvio dall’esperienza individuale e che si sviluppa all’interno di contesti guidati.
Sul piano operativo, l’intervento dell’RP si sviluppa lungo l’intero periodo di stage. In una fase iniziale, facilita l’ingresso nel contesto professionale e la definizione degli obiettivi formativi. Successivamente, accompagna il coinvolgimento progressivo nelle attività, sostenendo l’assunzione di responsabilità e promuovendo la riflessione, anche attraverso il collegamento tra teoria e pratica. Infine, orienta la rielaborazione dell’esperienza e la valutazione delle competenze acquisite.
Se da un lato, i compiti del Responsabile pratico possono essere descritti in modo relativamente chiaro, dall’altro la sua identità risulta più complessa da definire nella sua dimensione più profonda. Si tratta infatti di una figura che si colloca in una posizione intermedia, una figura “di confine” che “sta tra” (Palmieri et al., 2010). Il Responsabile pratico è infatti colui che si situa “tra” il contesto professionale e l’istituzione formativa, di cui è chiamato a comprendere le logiche organizzative e didattiche, utilizzandole in modo intenzionale per sostenere il processo di apprendimento; si colloca “tra” teoria e pratica, favorendone la connessione e la traduzione nell’operatività quotidiana; infine, media “tra” l’esperienza diretta e la riflessività della persona in formazione, osservandone l’agire e stimolando lo sviluppo del pensiero critico. Pur intervenendo sul piano pedagogico, non incarna la figura del docente, ma si configura piuttosto come una figura di mediazione, che accompagna senza sostituirsi e orienta senza dirigere. Il suo compito consiste soprattutto nel predisporre e curare contesti, capaci di generare pratiche riflessive, favorendo così un apprendimento generativo, in grado di attivare processi di ricostruzione e di attribuzione di nuovi significati all’esperienza diretta (Gheno, 2024).
Il Responsabile pratico è quindi colui che offre stimoli, apre spazi di riflessione ed esercita una funzione di orientamento e ri-orientamento, lasciando che sia lo studente protagonista del proprio percorso, nel rispetto dei principi dell’andragogia.
Da questo ritratto emerge con chiarezza l’importanza e la complessità della funzione del Responsabile pratico. “Una figura scomoda, soprattutto per chi l’incarna, proprio perché ambigua, e perché, per il suo stare nel mezzo e promuovere un lavoro che più di altri, dal punto di vista formativo, si può connotare come di “passaggio”, rischia di rimanere nell’invisibilità di quelle connessioni che pure permette, o di essere sovrapposta ad altre figure (quella del docente o del professionista esterno) cui magari assomiglia ma con cui non può coincidere.” (Palmieri, Pozzoli, Rossetti, & Tognetti, 2010, pag. 119), ma è proprio in questa ambiguità che risiede il suo valore, è nel suo “stare nel mezzo” che il Responsabile pratico rende possibile il passaggio dall’esperienza all’apprendimento, configurandosi come una presenza discreta, che non si impone, ma che agisce in profondità. Quello stesso valore che ci viene restituito dalle esperienze riportate da molti ex studenti SUPSI che, a distanza di alcuni anni, scelgono di partecipare ai corsi di formazione di base per Responsabili pratici. Gli educatori e le educatrici che vi prendono parte non sono, per la maggior parte, figure “obbligate”, ma professionisti che decidono consapevolmente di assumere questo ruolo. Si tratta spesso di ex studenti che portano con sé il ricordo delle proprie esperienze di tirocinio, vissute come significative o, talvolta, anche come critiche; in entrambi i casi, la motivazione nasce da un’esperienza personale, dal desiderio di restituire ciò che si è ricevuto o, al contrario, di evitare che ciò che non ha funzionato si ripeta.
È anche a partire da questa consapevolezza che il ruolo del Responsabile pratico deve essere riconosciuta non solo come una funzione necessaria, ma come una presenza decisiva nei processi formativi, il cui riconoscimento e la cui valorizzazione non possono essere lasciati all’iniziativa dei singoli, ma richiedono un’assunzione di responsabilità a livello istituzionale.
Proposta formativa - Corso di formazione di base per Responsabili Pratici 2026-2027
L’FC SUPSI DEASS intende continuare a valorizzare il ruolo degli RP della formazione degli studenti. In questa direzione si inserisce il corso di formazione di base, pensato come un’occasione concreta per riflettere sul proprio ruolo, confrontarsi con altri professionisti e approfondire strumenti e pratiche di accompagnamento. Il percorso offre la possibilità di sviluppare le competenze legate alla funzione formativa dell’RP, favorendo una maggiore consapevolezza del proprio contributo.
Maggiori informazioni sulla proposta formativa su disponibili al presente link.
Bibliografia
Knowles, M. S., Holton III, E. F., & Swanson, R. A., Quando l’adulto impara: Andragogia e sviluppo della persona, FrancoAngeli, 2008
Palmieri, C., Pozzoli, B., Rossetti, S. A., & Tognetti, S., Pensare e fare tirocinio: Manuale di tirocinio per l’educatore professionale, FrancoAngeli, 2010
Mortari, L., Apprendere dall’esperienza: Il pensiero riflessivo nella formazione, Carocci, 2003
Gheno, S., La formazione generativa: Un nuovo approccio all’apprendimento e al benessere delle organizzazioni, FrancoAngeli, 2024
Di Rienzo, P., Educazione e apprendimento degli adulti, Carocci, 2024